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Evoluzione della moda
La storia dell’abbigliamento e di tutto quello che concerne gli indumenti ed accessori che hanno vestito la persona umana nel corso dei secoli ci riassume e ci fa capire le caratteristiche socio economiche di ogni periodo storico. Dagli abiti si possono studiare e comprendere le materie prime impiegatenella realizzazione dei capi d’abigliamento, le tecniche di realizzazione, gli aspetti estetici e quelli simbolici, i fattori economici e le gerarchie sociali degli individui che si sintetizzano in gusto estetico dell’epoca e canoni specifici delle diverse comunit a’, per lo piu’ tramandati di generazione in generazione. I vestiti inoltre hanno anche una valenza simbolica perche’ l’abito puo’ definire l’appartenenza ad una particolare comunita’, identificare lo status sociale, civile, religioso.
Fenomeni di impoverimento etnografico, collegati alle mutate condizioni socio-economiche e all’affermazione di nuovi modelli culturali nell’Italia del ‘900 hanno fatto sì che l’uso corrente dell’abito tradizionale si affievolisse quasi a scomparire. Rimane ancora viva, in alcune comunita’ italiane, la consuetudine di vestire il costume tradizionale, indumento che si indossa in particolari occasioni, per affermare la propria identita’ culturale. Al giorno d’oggi la moda, attraverso le creazioni e le realizzazioni degli stilisti, condiziona e determina la maniera del vestire.
Il perizoma e’ un indumento intimo (classificabile nella categoria mutandine), di uso prevalentemente femminile, ma recentemente utilizzato anche dagli uomini. La sua caratteristica principale consiste nell’essere la sua parte posteriore costituita, invece che da un pannello di tessuto, unicamente da una sottile striscia, o anche un semplice cordoncino, che congiunge il cavallo con la cintura dell’indumento.
La parola deriva dal greco perì-zoma (dal verbo perizonnynai cingere attorno, composto a sua volta da perì attorno e zonnynai cingere), che indica una fascia che cingeva i fianchi e scendeva fino a coprire i genitali.
In inglese il perizoma e’ indicato con la parola thong, che significa appunto cinturino, cinghia, laccio, ma anche correggia (un tipo di finimento per cavalli) o anche frustino. Un altro termine inglese per definire il perizoma, lemma che si sta diffondendo rapidamente anche in Italia, e’ string, il cui primo significato e’ corda. In effetti, nell’uso comune dei paesi anglosassoni il termine thong e’ particolarmente utilizzato per identificare un indumento simile, nella parte anteriore, ad uno slip molto sgambato, con le parti dei fianchi che si uniscono dietro formando un triangolo dal quale parte una striscia di stoffa che passa tra le natiche (in italiano generalmente definito con il termine brasiliana. Con il termine string o g-string si indica invece un indumento ancora piu’ succinto, in italiano il perizoma propriamente detto, con il pannello anteriore ridotto al minimo indispensabile per coprire il pube, mentre la parte posteriore e’ costituita da un cordoncino o un elastico che passa tra le natiche, eventualmente congiunto agli elastici sui fianchi da un piccolissimo triangolino di stoffa.
Nei paesi ispanici e’ nato e si e’ diffuso uno spiritoso modo alternativo per chiamare il perizoma: filo interdentale (hilo dental in spagnolo o fio dental in portoghese), facente riferimento ovviamente alla tendenza dell’elastico posteriore a infilarsi attraverso l’incavo tra le natiche come il filo interdentale passa tra gli interstizi tra i denti.
Sanitari del perizoma
Per le ridotte dimensioni e per la tendenza del perizoma a sottolineare alcune parti del corpo, esso e’ considerato normalmente un indumento particolarmente sexy. In effetti, per le sue caratteristiche di essenzialita’, una volta indossato il perizoma scompare nell’incavo tra le natiche, lasciando scoperta la quasi totalita’ del sedere. Questo puo’ avere una valenza erotica sia per chi lo indossa, sia per chi lo osserva; in realta’ le indagini sulle consumatrici dimostrano che esse scelgono generalmente il perizoma in quanto lo ritengono valido da un punto di vista estetico, soprattutto quando vengono indossati indumenti attillati, in quanto e’ piu’ difficile che possa essere notato sotto la gonna o sotto i pantaloni.
Piu’ discordanti sono i pareri relativamente agli aspetti di praticita’ dell’indumento: una parte di chi indossa capi di questo tipo li ritiene pratici, anche se la maggior parte dichiara che essi sono meno confortevoli di uno slip. Cio’ e’ dovuto all’attrito che la striscia di tessuto posteriore genera contro la pelle della zona anale e genitale. D’altra parte, una quota – minoritaria – dichiara addirittura che tale sensazione di sfregamento puo’ essere considerata di per se’ piacevole.
Di certo si puo’ dire che alcuni studi clinici effettuati su donne che indossano regolarmente perizomi hanno evidenziato, specialmente in associazione con filati non naturali (poliestere, poliammide, elastam), una maggior incidenza di patologie infiammatorie e, in qualche caso, di infezioni in zona anale, perianale e pubica rispetto a chi indossa regolarmente uno slip. L’orientamento clinico attuale e’, pertanto, quello di sconsigliarne l’utilizzo quantomeno a donne con tendenza individualmente accertata a questo tipo di patologie, a donne che abbiano in corso una di esse, a donne in gravidanza o nei periodi mestruale e premestruale. Orientamento che, peraltro, risulta pochissimo seguito, stante il continuo aumento di donne che seguono la moda, indossando il perizoma, piuttosto che i consigli degli igienisti.
Storia del perizoma
Storicamente capi simili ai moderni perizoma venivano usati da molte popolazioni antiche; ad esempio nell’antica Grecia veniva usato dagli atleti o nei bagni termali. Esempi di diffusione del perizoma sono pero’ presenti in numerose tribu’ primitive, in particolare modelli costruiti con pelle e/o fibre vegetali.
In tempi moderni (dapprima nei paesi nordici poi dappertutto, compresa l’Italia) ha iniziato a diffondersi in ambito femminile alla fine degli anni ‘70, quello maschile nella meta’ degli anni ‘80, anche se ad oggi l’uso da parte degli uomini e’ ancora abbastanza limitato. Tra le donne e’ invece attualmente molto diffuso: quasi tutte le marche di abbigliamento intimo, sia femminile che maschile, ne propongono vari modelli e di fatto le statistiche di vendita hanno recentemente testimoniato un sorpasso in termini di popolarita’ rispetto a tutti gli altri modelli di mutandina
La guaina e’ l’indumento di biancheria intima che ha sostituito il corsetto (o busto) nell’uso quitidiano delle donne a partire dai primi decenni del secolo scorso. Costruita con tessuto (generalmente elasticizzato) e stecche, solitamente chiusa da gancetti e chiusure lampo, e’ destinata a modellare e contenere la figura delle donna che l’indossa, in particolare sull’addome e sul sedere, rendendola maggiormente snella e attraente.Esistono alcuni modelli di guaine, di solito estremamente contenitive, coordinate con reggiseni a bustino della stessa linea, costruite nello stesso tessuto e ai quali si collegano attraverso dei gancetti posti nella parte superiore della guaina e in quella superiore del bustino, costituendo così una sorta di modellatore in due pezzi, dotato di grande stabilita’ e potere contenitivo, ma allo stesso tempo di comodita’ e versatilita’ potendo, all’occorrenza, essere separato, cosa impossibile alla donna che indossi un modellatore vero e proprio.Il modello piu’ tradizionale di guaina (particolarmente diffusa fino agli anni 60, ma in commercio tuttora) e’ il tipo “aperto”, cioe’ non dotato di cavallo, che consiste quindi in una fascia di tessuto molto resistente, conformata in base alle esigenze di modellazione che si vogliono ottenere, e che generalmente avvolge il corpo femminile dalla vita fino alla meta’ superiore delle coscie. Esistono pero’ modelli (guaine sopravita o stringivita) che coprono parte del tronco (fino a lambire il margine inferiore del seno) e altre che arrivano fino al ginocchio (guaine a gamba lunga)
Tipi di guaina come abbigliamento intimo
Guaina con cavallo aperto
Guaina a mutandina
Guaina stringivita
Costruzione e utilizzo delle guaine
I materiali utilizzati comprendono tessuti molto resistenti, che possono essere elasticizzati (tessuto gommato o, piu’ recentemente Lycra) nei punti dell’indumento in cui va seguita, modellandola, la linea del corpo oppure rigidi (in particolare raso, che unisce alla resistenza particolari qualita’ estetiche di lucentezza) in quei particolari punti, come l’addome, dove una drastica azione costrittiva e’ richiesta per riuscire ad appiattire le forme, in particolare nelle taglie piu’ grandi.
Molte guaine sono dotate di aperture con gancetti al cavallo, al fine di consentire alla donna che l’indossa l’espletamento dei bisogni corporali senza richiedere che la guaina sia sfilata completamente. Talvolta, specie nelle guaine piu’ pesanti, sono presenti anche aperture verticali in vita (posizionate lateralmente o al centro) per facilitare vestizione e la svestizione dell’indumento. Generalmente tali aperture sono chiuse tramite l’utilizzo di gancetti e di cerniere lampo (contemporaneamente, al fine di facilitare la tenuta).
Molte guaine, in particolare nel tipo aperto, sono dotate di un numero variabile (generalmente da 4 a
di stecche. Esse sono bacchette costruite con materiali diversi (osso in passato, poi metalliche, ora talvolta di materiale plastico) applicate in verticale nella parte interna dell’indumento, aventi differente grado di flessibilita’ a seconda della loro funzione specifica: sono rigide quando, in particolare su guaine molto pesanti, esse siano destinate a incrementare la funzione contenitiva mantenendo la forma particolarmente stretta in alcuni punti, come la vita; sono flessibili quando, su guaine piu’ recenti e meno costrittive, esse siano semplicemente destinate a mantenere l’indumento teso in verticale, evitando che si arrotoli creando particolare disagio alla donna che l’indossa.
Tutti i modelli di guaina possono includere dei ganci applicati nella parte inferione al fine di assolvere la funzione di reggicalze reggicalze; in realta’, tali accessori hanno il doppio scopo di sostenere le calze e mantenere la guaina tesa verso il basso (in particolare nel modello “aperto”, senza cavallo), evitando che essa si arrotoli. Generalmente i ganci reggicalze sono rimovibili, nel caso l’utilizzatrice non ne abbia bisogno (ad esempio se utilizza collant o calze autoreggenti).
Le guaine con azione contenitiva piu’ forte sono generalmente piu’ difficoltose da indossare, tanto da richiedere una serie di movimenti molto precisi, da svolgere rigorosamente nel seguente ordine, pena il fatto che la guaina possa risultare molto piu’ scomoda perché mal posizionata:le aperture verticali e quelle del cavallo (eventualmente presenti) vanno aperte;
la meta’ superiore della guaina va rivoltata in fuori ripiegandola su quella inferiore; la piega deve cadere a circa meta’ dell’altezza dell’indumento;
la donna si deve stendere in posizione sdraiata sul dorso (per facilitare l’appiattimento dell’addome) e, afferrando saldamente la guaina per il punto in cui essa e’ piegata, la deve infilare facendola scorrere sulle gambe verso l’alto fino a posizionarla nel punto corretto;
la meta’ superiore della guaina viene “srotolata” totalmente verso l’alto, andando così a coprire e contenere la zona dello stomaco e la vita;
infine, di tornata in posizione eretta, la donna deve:
- chiudere i gancetti del cavallo (se presenti),
- aggiustare la posizione della guaina rispetto al proprio corpo, cercando la piu’ confortevole possibile,
- chiudere le chiusure verticali con gancetti e lampo (se presenti)
- allacciare i ganci reggicalze alle calze (se presenti),
- agganciare i gancetti superiori eventualmente presenti al reggiseno a bustino (se presenti).
Prima di indossare altri indumenti e’ bene provare a effettuare alcuni movimenti (piegamenti, torsioni) e verificare che la guaina non li limiti troppo: se si riscontrasse una eccessiva riduzione della mobilita’ (normale entro certi limiti perché connessa alle funzioni di contenimento) la guaina va tolta (con un procedimento inverso a quello descritto) e reindossata, ponendo attenzione in particolare all’altezza e al fatto di non indossarla “girata” rispetto al corpo; se neanche in questo modo il problema si risolve, va probabilmente verificata la correttezza della taglia.
Storia e uso nella societa’
Le guaine sono state considerate indumenti essenziali dalla maggior parte delle donne da circa il 1910 fino all’inizio degli anni 60. Nel corso del tempo hanno consentito di mantenere di volta in volta una figura rigida, severa e controllata che era vista dalla moda del tempo come essenziale per essere definita rispettabile e “modesta” (anni 20 e 30) oppure, al contrario la classica “figura a clessidra”, caratterizzata da una marcata evidenziazione di seno e sedere e da una forte modellazione costrittiva della vita (la famosa “vita da vespa” resa famosa dallo stilista Dior – 1947).
Durante gli anni ‘60 la guaina continuo’ ad essere usata da praticamente tutte le donne, anche se prevalentemente nel modello a mutandina; durante questo decennio, inoltre, si diffuse sempre di piu’ l’utilizzo della Lycra, filato elastico innovativo che soppianto’ nel tempo il vecchio tessuto gommato, rendendo possibile la produzione di guaine molto piu’ leggere e resistenti delle precedenti, ma con potere contenitivo paragonabile.
D’altra parte, tale cambiamento fu davvero epocale dal punto di vista del ruolo della donna nella societa’. La maggior parte delle giovani donne, infatti, avevano sempre considerato il disagio che inevitabilmente la guaina provocava loro come un “male necessario”, come una sorta di cilicio la cui scomodita’ rappresentava un pegno da pagare inevitabilmente in conseguenza del loro essere donna. Pur continuando a usare “disciplinatamente” la guaina in tutte le occasioni pubbliche e private, cominciarono per la prima volta a rendersi conto che tale indumento poteva essere, se non abbandonato, almeno sostituito da “qualcosa di piu’ comodo”. Tutto cio’ preparo’ il campo al successivo cambiamento.
Fu durante gli anni ‘70, infatti, che l’onda lunga della rivoluzione sessuale sulla moda determino’ la fine dello strapotere della guaina nel campo della Biancheria Intima femminile, assieme con la caduta in disuso delle calze “classiche” (quelle da sostenere con il reggicalze, sostituite quasi interamente dai collant) e, in una certa misura, anche dei modelli piu’ pesanti di reggiseno.
Attualmente le guaine sono ancora utilizzate nei loro derivati piu’ leggeri e funzionali (body, guaine perizoma, mutandine elastiche contenitive), e solo raramente (prevalentemente per esigenze di grande contenimento, occasioni speciali, problemi ortopedici) in modelli che replichino le configurazioni originali dei decenni scorsi
La guepiere e’ un bustino femminile allungato con reggicalze e chiuso sulla schiena con una serie di ganci o lacci che assottiglia la vita. La guepiere alterna tessuti rigidi ed elastici ed e’ munita di stecche che modellano il corpo. Ha ferretti che aiutano a sostenere il seno e puo’ avere o non avere le spalline. Il nome deriva dal francese guepe (vespa), dal latino vespa, per il paragone a vitino da vespa. Questo indumento fu inventato da Marcel Rochas nel 1945 e viene attualmente indossato solo in occasioni particolari per il suo valore erotico e sensuale
Il corsetto e’ il nome con cui viene indicato un indumento prevalentemente femminile composto da tela rinforzata da stecche.
Fu usato soprattutto negli ultimi secoli del secondo millennio per modellare il corpo femminile e adattarlo alle canoni della moda dell’epoca: stringere la vita, sostenere ed evidenziare il seno (o, al contrario, ridurne la dimensione appiattendolo), modellare, talvolta evidenziandoli, i fianchi.
Il termine bustino puo’ indicare anche un altro capo di abbigliamento e cioe’ la parte superiore di un abito femminile.
Attualmente l’uso e’ confinato a poche occasioni particolari quali costumi tradizionali o di scena, uso ortopedico.
L’evoluzione dell’indumento ha pero’ dato luogo a capi di largo utilizzo: esempio la guaina (una mutandina contenitiva, sgambata, con gamba o anche con il cavallo aperto), il bustino o guepiere (una versione leggera del busto, avente di solito finalita’ prevalentemente estetiche e il reggiseno incorporato, il modellatore, detto anche body nella sua versione piu’ leggera (la combinazione di reggiseno, bustino e guaina in un unico indumento che copre dal seno al sedere, talvolta estendendosi fino alle cosce).
Tutto sull’intimo donna uomo
Storia della biancheria intima
La biancheria intima ha origini remote e gia’ i romani, come testimoniano le terme e palestre che ancora oggi possono essere visitate, tenevano in grande considerazione la cura per il proprio corpo. Il loro abbigliamento intimo consisteva in una subucula o tunica interior, sotto la quale, a volte, si indossava il subligaculum un pezzo di lino, passato tra le cosce e allacciato intorno alla vita ed il supparum a protezione delle gambe.
I romani non tolleravano la vista dei seni femminili troppo grandi o, peggio ancora, flosci e cadenti e quindi era gia’ usanza di quei tempi l’uso di accorgimenti atti ad evidenziare un seno sodo e perfetto o a ridurlo o bloccarne la crescita (mamillare). Altro indumento utilizzato era lo strophium una specie di odierno reggiseno criss-cross che sosteneva il seno delle donne senza comprimerlo. Per chi aveva il problema opposto, ecco il reggiseno pop-up romano, il cestus, un corpetto di cuoio morbido, o addirittura ad una specie di corsetto, che dall’inguine, arrivava alla base del petto. Questa lingerie suscitava negli uomini una forte carica erotica, da qui la nascita del culto feticista per alcuni oggetti.
Le popolazione germaniche, i cosiddetti barbari usavano indumenti intimi rudi e arcaici. I Goti indossavano una tunica bianca, mentre i Longobardi indumenti per la protezione dei genitali.
Cronologia della lingerie
1374 Edoardo III (sorpreso a raccogliere una giarrettiera appartenente alla contessa di Salisbury) fonda l’Ordine cavalleresco della Giarrettiera.
1589 William Lee inventa il primo telaio.
1808 Viene inventata la macchina per il tulle.
1823 Rogers, a Londra, brevetta un busto con chiusura a occhielli metallici.
1840 Viene inventata la macchina per la lavorazione del pizzo.
1840 – Viene inventata l’allacciatura del busto con un sistema di lacci elastici che consente di vestirsi e svestirsi senza l’aiuto di nessuno.
1851 Isacco Merrit Singer inventa la macchina per cucire.
1862 Charles Butterick inventa il cartamodello, per riprodurre qualsiasi capo di vestiario in maniera non piu’ approssimativa.
1865 Le stecche di balena sostituiscono l’acciaio nel busto.
1870 La biancheria non e’ piu’ soltanto bianca.
1876 Fereol Dedieu idea il reggicalze.
1909 Paul Poiret presenta una collezione che elimina il busto e propone una specie di reggipetto.
1911 Il caucciu’ compare nella corsetteria.
1912 L’industriale Lindauer fabbica i primi reggiseni.
1913 Le gonne si accorciano fino a svelare le caviglie.
1914 Caresse Crosby brevetta il reggiseno negli Stati Uniti.
1930 Compare la guaina.
1937 Wallace H. Carothers brevetta il filo di nylon negli Stati Uniti.
1938 Le prime calze di nylon vengono presentate alla Fiera internazionale di New York.
1945 Marcel Rochac inventa la guepiere.
1946 La casa Reard presenta il bikini in una sfilata a Parigi.
1950 La Du Pont inventa la lycra.
1955 Nascono le calze senza cucitura.
1956 Il Baby-doll e’ lanciato di moda dal film omonimo di Elia Kazan.
1958 Viene inventato il collant.
1962 La Dimanche lancia le prime calze senza cucitura.
1977 Il reggicalze riappare nelle riviste di moda.
1995 Il Wonderbossom, mutande alzasedere, viene presentato.