Ascolta gratis De Gregori

Francesco De Gregori è chiamato per abbrevietà “artista” e soprannominato “il Principe” dei cantautori.

Il suo stile, simile a quello di Bob Dylan e Leonard Cohen,  richiama sia il rock, sia la sonorità melodiche, sia la musica popolare e, dal punto di vista dei testi, usa moltissime metafore, spesso di non immediata interpretazione, con liriche di ispirazione letterario-poetica, intimista,  ed etico-politica in cui ci sono riferimenti di attualità e storia.

Francesco De Gregori è uno dei cantautori più importanti dell’attuale scena musicale italiana; insieme a Fabrizio De André e Francesco Guccini.

Vuoi ascoltare gratis le sue canzoni?
Cliccando sul link e poi su Tracce Live, potrete ascoltare gratuitamente 4 suggestive versioni live di alcune delle più celebri e amate canzoni di De Gregori.
Potrete ascoltare La Donna cannone, Capo d’Africa, L’abbigliamento di un fuochista e Festival.

Buon ascolto a tutti.

giugno 16, 2009

Storia della bicicletta

Il termine bicicletta e’ nato in Francia nel 1860 e rimpiazzo’ il termine velocipede dal modello della High Bicycle. Quando nacquero i velocipedi a pedali gia’ erano trascorsi cinquanta anni di storia di veicoli a due ruote. Il primo tipo di bicicletta sembra risalire al 1791 e venne chiamato celerifero ed aveva due ruote fissate su un telaio di legno ed era privo di sterzo e per svoltare bisognava inclinare la bicicletta.Questi veicoli erano considerati pero’ solo come dei passatempi alla moda piu’ che dei mezzi di trasporto. Sembra piuttosto che questa storia sia stata creata dallo storico Baudry de Saunier nel 1891 e da allora ripresa erroneamente da altri autori.

Rivendicazioni piu’ datate e meno attendibili fanno risalire l’invenzione della bicicletta ad un disegno trovato all’interno del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci ma anche ad una illustrazione scoperta su una finestra di una chiesa del paese di Stoke Poges (Backinghamshire, Inghilterra) installata nel XVI secolo e raffigurante un angelo sopra un attrezzo che e’ stato riconosciuto da alcuni come prototipo del modello hobby horse. Invece si ritiene piu’ probabile considerarlo un congegno ad una sola ruota che spesso si associava, nell’iconografia medievale, a cherubini e serafini. L’origine della prima bicicletta effettivamente utilizzata e’ da attribuirsi al barone Karl von Drais, un impiegato statale del Gran Ducato di Baden in Germania. Karl Drais invento’ la sua Laufmachine (macchina da corsa) nel 1817 che fu chiamata dalla stampa draisine (o anche draisienne, in Italia draisina) e piu’ tardi velocipede. Il maggiore miglioramento in questo progetto era l’aggiunta dello sterzo.

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Necessitano una menzione anche i primi tentativi di introdurre la trazione posteriore per superare gli svantaggi di quella anteriore (la difficolta’ nel mantenere la pedalata mentre si sterza e la velocita’ limitata), anche se dovranno passare altri 40 anni prima che questa si affermi definitivamente diventando d’uso comune. Furono pubblicati numerosi progetti tra cui quello gia’ menzionato di A. Lefebvre. Qualcuno faceva uso di una catena, altri, come il velocipede di Thomas McCall del 1869, di aste e pedivelle. Anche a Kirkpatrick MacMillan, un fabbro scozzese, viene attribuito un progetto del 1839 di un velocipede a trazione posteriore ottenuta usando delle pedaliere fissate frontalmente che trasmettevano la potenza alla ruota posteriore tramite delle aste (una copia di questo modello e’ esposto al Museo delle Scienze di Londra). La similitudine tra il progetto di McCall e McMillan e’ stata in passato oggetto di una controversia sull’attribuzione dell’idea originale.James Starley a Coventry aggiunse i raggi tangenti (offrono maggiore stabilita’ e resistenza alla ruota di quelli radiali) e lo scalino di monta alla sua famosa versione di High Bicycle chiamata Ariel o anche Ordinary (Ordinaria). Egli e’ giustamente considerato come il padre della’industria ciclistica inglese, che arrivo’ a primeggiare in tutto il mondo, con i centri di produzione concentrati a Coventry, Birmingham e Manchester. I cuscinetti a sfere, i copertoni solidi e i telai di acciaio a sezione cava divennero degli standard. A seconda della lunghezza della gamba del ciclista, la ruota anteriore ora poteva raggiungere un diametro fino a 1,5 metri (60 pollici). Tanto che in Inghilterra queste Ordinarie erano chiamate anche Penny Farthing in quanto la ruota anteriore piu’ grande era rappresentata dal grossa moneta del penny e la posteriore da quella molto piu’ piccola del farthing. Erano percio’ piu’ veloci ma anche insicureIl ciclista si trovava con il baricentro molto distante da terra, accovacciato in modo precario sopra la ruota anteriore. Potendo ora raggiungere velocita’ elevate, anche una piccola asperita’ del terreno poteva portare come risultato ad una caduta in avanti procurandogli gravi lesioni o perfino la morte. Cadere in avanti di testa era un termine frequentemente usato senza accezioni umoristiche per descrivere questo abituale problema. La natura pericolosa di queste biciclette significo’ che il loro uso venne riservato ai giovani uomini avventurosi, rendendole poco attraenti per il grande pubblico. La bicicletta americana Star era derivata da una Ordinaria invertendo l’ordine delle due ruote: ora pero’ c’era il pericolo di cadere all’indietro quando si correva in salita.

Le persone piu’ anziane e le donne preferivano invece i piu’ stabili tricicli o quadricicli, come per esempio il Salvo Quadricycle di Starley, rinominato Royal Salvo in onore della Regina Vittoria che ne usava uno.

Negli Stati Uniti fu Alexander Pope di Boston che monipolizzo’ la produzione delle Ordinarie dal 1876 e fu promotore del movimento per le buone strade (Good Roads Movement) così chiamato perché si batteva per il miglioramento delle condizioni di viabilita’ delle strade.

Le Safety Bicycles

I tentativi di rendere la bicicletta piu’ sicura e di ridurre la dimensione della ruota anteriore portarono alla fine ad un radicale cambiamento della sua ergonomia. John Kemp Starley, nipote di James, lancio’ la moda a livello mondiale con l’introduzione nel 1885 della Rover dotata di ruote di uguale grandezza (di 36 pollici, ancora una misura standard), di trazione posteriore mediante l’uso di catena con demoltiplica (per una maggiore efficienza di pedalata) e di un telaio con la configurazione a diamante con il ciclista seduto nel mezzo per un miglior bilanciamento, come nelle moderne biciclette. Negli Stati Uniti la versione di A. Pope della safety bicycle fu chiamata Columbia; egli tento’ di nuovo di monopolizzare il mercato introducendo la sua Columbia Chainless con trazione ad albero.
Nel frattempo la re-invenzione nel 1888 del copertone pneumatico ad opera di John Boyd Dunlop rese le corse in bicicletta molto piu’ dolci. L’immigrato Adolph Schoeninger di Chicago con la sua azienda Western Wheel Works divenne il “Ford della bicicletta” (dieci anni prima di Henry Ford) perché, con l’uso dello stampaggio di lamiera e la produzione in serie, rese le sue biciclette Crescent accessibili ai lavoratori.

All’inizio del XX secolo, la bicicletta era diventato un importante mezzo di trasporto e negli Stati Uniti una forma sempre piu’ popolare di svago. Club ciclistici per uomini e donne spuntarono in tutta la nazione. Ad ogni modo l’attivita’ ciclistica subì un rallentamento fino a virtualmente cessare verso la meta’ del secolo, quando le automobili divennero il mezzo preferito di trasporto.

Tuttavia le biciclette continuarono ad evolversi per soddisfare i mutati bisogni dei conducenti. Alla meta’ del secolo esistevano due predominanti modelli di bicicletta per il ciclismo ricreativo sia in Europa che in Nord America. Bici pesanti, dotate di copertoni a sezione tonda, freni a contropedale e solo una marcia, erano popolari per brevi tragitti su superfici in maggioranza piatte. Bici leggere, con freni al manubrio, copertoni piu’ sottili ed un sistema di cambio al mozzo a tre velocita’ furono sviluppate in Europa e divennero popolari negli Stati Uniti verso la fine degli anni 1950. Queste confortevoli, pratiche biciclette di solito offrivano dei fanali frontali a dinamo, catarifrangenti di sicurezza, cavalletti e pompe montate sul telaio.

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ottobre 23, 2008

Prezzario reggicalze

Il reggicalze e’ un indumento intimo femminile formato da una cintura (o una fascia), che cinge la vita e si appoggia ai fianchi, e da nastri elastici (in genere quattro) posteriori con mollette a cui si fissano le calze. In certi casi le guaine contenitive oppure i corsetti modellanti possono presentare nastri e gancetti che li fanno diventare collateralmente anche dei reggicalze.In Francia e’ porte-jarretelles, negli Stati Uniti e’ garter belt e in Inghilterra e’ suspender belt.Il reggicalze e’, quasi sempre, ornato da pizzi, volant, ricami, fiocchetti e nastrini.

Storia del reggicalze

La leggenda ne attribuisce la paternita’ a Gustave Eiffel

Nel 1876 il merciaio Fereol Dedieu ne ideo’ un prototipo per ragioni medico-sanitarie; infatti, le giarrettiere causavano problemi di circolazione sanguigna ad alcune donne. Il prototipo fu pero’ giudicato inestetico e poco seducente. Quando la moda impose il corsetto dotato di laccetti per sostenere le calze, furono le inglesi ad adottarlo per prime a partire dal 1893.

Intorno al 1910, il grande sarto Paul Poiret creo’ il reggicalze così come lo conosciamo oggi, in concomitanza alla decadenza del busto e a favore di un intimo più leggero. La locandina del film L’angelo azzurro, in cui si vede Marlene Dietrich indossare un reggicalze in una sublime posa provocante, contribuì ugualmente a lanciare questo indumento intimo.

La Seconda Guerra Mondiale e la conseguente ristrettezza economica posero un freno alla sua diffusione. Dopo la guerra, dagli Stati Uniti iniziarono ad arrivare le calze in nylon. Michel Rochas creo’ la guepie’re. La moda stava cambiando e il reggicalze prendeva una cattiva reputazione, diventando un segno di riconoscimento delle prostitute. Durante gli anni Sessanta la minigonna era più pratica indossata con i collant, meno visibili.

La lunga crisi del reggicalze duro’ fino agli anni Settanta, durante i quali la stilista Chantal Thomas, tra gli altri, reintrodusse la biancheria sexy e sofisticata per le donne eleganti; il reggicalze conservava comunque un’aura peccaminosa. Gli anni Ottanta furono quelli della ripresa del reggicalze. Come a suo tempo L’angelo azzurro, alcuni film furono decisivi a rendere popolare questo accessorio. Si possono citare Luna di fiele in cui Emmanuelle Seigner appare in tacchi a spillo, calze e reggicalze sotto l’impermeabile, o anche Tacchi a spillo in cui gli uomini che si travestono da donne iniziano sempre indossando un reggicalze.

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ottobre 23, 2008

Mutui online casa – mutui convenienti

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settembre 29, 2008

Abbigliamento offerte abiti delle migliori marche

Evoluzione della moda

La storia dell’abbigliamento e di tutto quello che concerne gli indumenti ed accessori che hanno vestito la persona umana nel corso dei secoli ci riassume e ci fa capire le caratteristiche socio economiche di ogni periodo storico. Dagli abiti si possono studiare e comprendere le materie prime impiegatenella realizzazione dei capi d’abigliamento, le tecniche di realizzazione, gli aspetti estetici e quelli simbolici, i fattori economici e le gerarchie sociali degli individui che si sintetizzano in gusto estetico dell’epoca e canoni specifici delle diverse comunit a’, per lo piu’ tramandati di generazione in generazione. I vestiti inoltre hanno anche una valenza simbolica perche’ l’abito puo’ definire l’appartenenza ad una particolare comunita’, identificare lo status sociale, civile, religioso.
Fenomeni di impoverimento etnografico, collegati alle mutate condizioni socio-economiche e all’affermazione di nuovi modelli culturali nell’Italia del ‘900 hanno fatto sì che l’uso corrente dell’abito tradizionale si affievolisse quasi a scomparire. Rimane ancora viva, in alcune comunita’ italiane, la consuetudine di vestire il costume tradizionale, indumento che si indossa in particolari occasioni, per affermare la propria identita’ culturale. Al giorno d’oggi la moda, attraverso le creazioni e le realizzazioni degli stilisti, condiziona e determina la maniera del vestire.

settembre 22, 2008

La lavatrice – consigli, storia e guide

La lavatrice e’ una macchina utilizzata per il lavaggio dei tessuti. Per effettuare il ciclo di lavaggio utilizza come mezzo primario l’acqua ma esistono altri dispositivi di lavaggio che eseguono il lavaggio a secco facendo uso di sostanze alternative e detergenti, di solito sono usate solo presso esercizi specializzati. A partire dal maggio 1999, su tutte le lavatrici deve essere apposta l’etichetta di efficienza energetica che suddivide le macchine in classi di efficienza energetica a seconda di una serie di parametri verificati in un ciclo di lavaggio di cotone a 60°. Le classi sono contraddistinte da lettere, alla classe A corrisponde la valutazione migliore. I progressi nel campo della tecnologia hanno permesso recentemente di raggiungere macchine che sono state classificate nella classe A+ e A++ Tipi di lavatrice

Carica dall’alto
nelle quali lo sportello di carico e’ posto sulla parte superiore della macchina. Solitamente sono di dimensioni minori rispetto alle lavatrici a carica anteriore.
Carica anteriore
che invece hanno uno sportello rotondo sulla parte frontale della macchina, il cosiddetto oblo’. Il vantaggio di questo modello e’ che permettono la sovrapposizione di un’asciugatrice, inoltre l’asse di rotazione orizzontale permette ai tessuti di strofinarsi naturalmente, ottenendo normalmente un lavaggio piu’ delicato ed anche piu’ efficace
Lavatrice industriale

lo scopo delle lavatrici non e’ solo quello di lavare vestiti ma di operare anche su fibre non lavorate, filati e pezze di stoffe. Il lavaggio puo’ essere finalizzato alla rimozione di sporcizia, di residui di tintura o di filati d’appoggio utilizzati durante la lavorazione. La lana appena tosata viene lavata per eliminare lo strato di grasso presente sulla fibra.

Storia della lavatrice

Il primo esemplare di macchina per lavare fu sviluppato nel 1767 da un teologo di Ratisbona, Jacob Christian Schäffern. I primi modelli di macchine meccaniche risalgono alla fine del XIX secolo, e i principi di funzionamento sono rimasti pressoché invariati. Lo scopo primario e’ quello di lasciare i tessuti immersi in una soluzione di acqua e detergente e poi agitarli, successivamente l’acqua viene espulsa e il contenuto viene centrifugato prima dell’aggiunta di acqua pulita per effettuare il risciacquo e l’eliminazione completa del detergente. Alla fine il contenuto puo’ essere nuovamente centrifugato o rimosso dalla macchina.

settembre 22, 2008